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TOTTI LASCIA LA ROMA

STACCARSI DA UNA MAMMA E’ DIFFICILE
OGGI POTEVO ANCHE MORIRE
ALLA GENTE VA DETTA LA VERITA’
IO E DE ROSSI IN CURVA SUD
E’ UN ARRIVEDERCI E NON UN ADDIO

Conferenza di Totti

Alle 14,00 in punto si è tenuta la conferenza stampa di addio di Francesco Totti alla Roma, DOPO
TRENTA ANNI.
La deromanizzazione dei romani dalla Roma adesso è compiuta, ha vinto il sig. Baldini, rintanato
nella sua Londra che ha siluarato con i suoi consigli prima Totti calciatore e alla stesso modo
De Rossi, poi l’opera magna si è completata con l’addio di Totti alla società.
Commoventi due passaggi quando ricorda come è difficile staccarsi dalla propria madre e ancora
più forte “avrei preferito morire”.
Come è possibile che il personaggio più conosciuto al mondo non solo calcisticamente parlando,
sia stato accantonato in ogni decisione da prendere e come, un presidente serio non si sia mai chiesto
in oltre otto anni perchè i risultati non arrivano e non sono arrivati?
L’almanacco lo ha scritto da tanto tempo, basta leggere nell’archivio, purtroppo siamo stati precursori
di quanto oggi è accaduto, era chiaramente leggibile da tempo e si evince una sola cosa: La Roma attuale
è nelle mani sbagliate e nei consiglieri sbagliati, questo un altro risultato negativo della gestione della
Roma di Pallotta, una polveriera pronta ad esplodere e questa volta speriamo succeda presto.
INTANTO IN BORSA IL TITOLO DELLA ROMA CEDE IL 2,6%.

HA VINTO BALDINI  E …..PALLOTTA

Adesso che hanno vinto con la cacciata di Totti, per loro inizia il periodo più duro, ora tutti conoscono i responsabili dei fallimenti a ripetizione,
manca però d’ora in poi il paracadute a questi dirigenti e consiglieri, grazie a loro la Roma sarà ridimensionata da subito.
Che dire delle vendite di Salah e Allison? Due calciatori sotto contratto con la Roma che hanno alzato tanti trofei appena ceduti.
Avevano i campioni in casa, quelli giusti per vincere e nascondendosi col fair play finanziario, hanno ceduto la possibilità di vincere qualcosa.
Ora toccherà ad altri pezzi da 90′ e poi?
Serve lo stadio? Ma i giocatori da mettere dentro?
Come cercheranno di tirare i tifosi al loro fianco?
Ora il muro è caduto e la sporcizia che c’è dietro è venuta a galla.
Persino la radio ufficiale della AS Roma ha optato per non trasmettere in diretta la conferenza stampa del capitano.
Vediamo adesso cosa accadrà dentro la Roma, tutto così non potrà andare avanti, coltellate alle spalle, dirigenti che sono contenti quando la
squadra perde e ancora tanto altro schifo……
Vediamo cosa succederà anche tra il tifo giallorosso, quello si pulito e unico pagante per alimentare tante teste inutili che gravitano all’interno
e all’esterno della società.
Il Sig. Baldini è riuscito in qualcosa in cui nessun altro sarebbe stato in grado di fare: allontanare le uniche vere immagini che avrebbero voluto il
bene della Roma: Totti e De Rossi.

Ora a rappresentare la Roma ci saranno coloro che restano con Baldini in primis. Vediamo adesso cosa sapranno fare senza parafulmine, a partire dai
circa 60 milioni da recuperare entro giugno.

LE PAROLE DEL CAPITANO

“Innanzitutto ringrazio il presidente Malagò, per avermi dato questa possibilità e questo posto bellissimo, uno dei più importante per gli sportivi.
Certo la comunicazione è meno bella rispetto al posto. Alle 12.41 del 17 giugno 2019 ho mandato una mail al CEO della Roma dove scrivo un po’
di parole e di frasi per me impensabili, inimmaginabili.
Ho scritto, ho dato le mie dimissioni con l’AS Roma e speravo che questo giorno non ci fosse, invece è arrivato questo fatidico giorno che per me è
molto molto brutto e pesante, però viste le condizioni credo sia stato doveroso e giusto prendere questa brusca decisione anche perché non avevo
la possibilità di lavorare con l’area tecnica della Roma e ho preso questa decisione un po’ difficile pensata in tanti mesi ma penso sia la più coerente
e giusta perché davanti a tutti ci deve essere la Roma.
Oggi non ci deve essere pro-Totti, contro Pallotta o Baldini. Ci deve essere solo la Roma e l’amore nei confronti di questi colori.
Gli allenatori passano, i giocatori passano, le bandiere non passano quello no. Questo mi ha fatto pensare tanto e diciamo che non è stata colpa mia prendere questa decisione.
La Roma l’ho messa davanti a tutto è la mia seconda casa se non la prima, perché ho passato più tempo a Trigoria che a casa.
Prendere questa scelta è stato difficilissimo perché ho sempre voluto portare ad alti livelli questa società per il mondo per far fare bella figura.
Non è stata colpa mia perché non mi è mai stata data la possibiltà di esprimermi, non mi hanno coinvolto nel progetto tecnico.
Il primo anno ci può stare, il secondo avevo capito cosa volessi fare e non ci siamo mai trovati e aiutati l’uno con l’altro anche perché sapevano
la mia voglia di dare tanto a questa squadra e società, ma loro sinceramente non hanno mai voluto.
Mi tenevano fuori da tutto. Al popolo e la gente di Roma devo dire solo grazie per come mi hanno sempre trattato. C’è stato sempre un reciproco rispetto sia in campo che fuori.
Posso dire di continuare questa squadra che va sempre tifata e onorata per me è la più importante del mondo e vederla in questo momento di difficoltà mi rattrista e mi dà fastidio.
Roma è Roma i tifosi sono diversi dagli altri: la passione, la voglia che ci mettono nei confronti di questa squadra è talmente grande che non potrà mai finire.
Io anche da fuori continuerò sempre a tifare Roma, è un arrivederci non un addio.
Da romanista mi dà fastidio vedere Totti lontano da Roma e non credo può succedere. Ora prenderò altre strade e nel momento in cui un’altra società punterà su di me tornerò.
Diciamo che in questo momento ce ne sono tante di cose che posso fare. Sto valutando tranquillamente, questo mese valuterò tutte le offerte che ci sono sul piatto e quella che
mi farà stare meglio la prenderò con tutto il cuore perché ho sempre fatto così. Se prenderò una decisione sarà quella definitiva. Non sto qui a dire di chi è la colpa,
è stato dato un percorso, non è stato rispettato ed ho fatto questa scelta.
Tutti sanno che hanno voluto che io smettessi. Sul lato dirigenziale avevo un contratto di sei anni, sono entrato in punta di piedi perché per me era una novità.
Andando avanti col tempo ho capito che erano cose diverse, il campo è una cosa il dirigente è un’altra. Di promesse ne sono state fatte tante, è normale che col passare del tempo
giudichi, valuti, anche perché anch’io ho un carattere e personalità e non sto lì a fare quello che ogni tanto chiami. Lo facevo per la Roma, ma poi andando avanti col tempo non mi sembrava
il caso di continuare dove delle persone non volevano facessi una certa cosa.
C’è un pensiero di certe persone di togliere i romani dalla Roma. Un pensiero che alla fine… è prevalsa la verità: sono riusciti ad ottenere quello che volevano anche da 8 anni a questa parte
quando sono entrati gli americani hanno cercato in tuti i modi di metterci da parte.
Con gli anni hanno cercato in tutti i modi… Hanno voluto questo ed alla fine ci sono riusciti.
Se ho preso questa decisione penso che sia normale che ci siano degli equivoci e dei problemi interni alla società. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io:
Troppi galli a cantare non servono, ci sono tante persone che mettono bocca su cose e fanno solo casini e danni.
Tutti devono fare il suo e così sarebbe più facile per tutti. Se ho preso questa decisione penso che sia normale che ci siano degli equivoci e dei problemi interni alla società.
Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io: troppi galli a cantare non servono, ci sono tante persone che mettono bocca su cose e fanno solo casini e danni.
Tutti devono fare il suo e così sarebbe più facile per tutti. Un po’ tutti sappiamo i problemi reali della società, soprattutto per il FPF che bisogna vendere giocatori per il 30 giugno.
Hanno fatto questa scelta difficile di vendere i giocatori più blasonati ed è anche più facile prendere soldi da questi giocatori.
Perciò penso che bisogna essere trasparenti soprattutto con i tifosi, perché io ho sempre detto: “Bisogna dire la verità alla gente, anche brutta ma bisogna dire la verità”.
Quando un anno fa in un’intervista dissi che l’obiettivo era il quarto posto e la Juve avrebbe vinto lo scudetto mi è stato detto che ero incompetente e levavo stipendi ai calciatori.
Quando dici la verità sei inattaccabile, o sono abituato a dire la verità. Non posso stare qua dentro.
Per me pesa tantissimo ed è pesata tantissimo perché poi il calciatore trova sempre un alibi o una scusa perché quando le cose vanno male le cose
iniziano a dire: “Manca il presidente, il ds, il direttore tecnico e nessuno ci dice come stanno le cose”.
Questo va a dare problemi alla squadra, per me crea un danno e io l’ho detto e ripetuto tantissime volte.
Il presidente deve essere più sul posto, perché quando i calciatori, direttori, dal primo all’ultimo che entra a Trigoria
sta sull’attenti sta a lavorare come dovrebbe lavorare.
Quando non c’è il capo fanno tutti come gli pare. E’ così ovunque penso. E’ come all’allenamento senza mister: con lui va a 300 all’ora,
col secondo fai lo stupidino.
Se ho preso questa decisione non ho fatto niente e potuto fare niente e non mi sono sentito nel vivo del progetto, soprattutto nell’area tecnica
dove io penso che capire un po’ di più rispetto ad altre persone che stanno a Trigoria, penso di avere le basi o l’occhio.
Questo penso di saperlo fare bene, sbagliando perché tutti sbagliano. Prendendosi la responsabilità, la faccia l’ho sempre messa e sempre la metterò
anche quando le cose vanno male come quest’anno. Ho girato spesso vari continenti, soprattutto in quelle zone. Posso dire che la Roma è stimata
in varie parti del mondo e tutti la vorrebbero prendere. Però stare qua a dire c’è uno, c’è quell’altro…
Non mi posso esporre perché non so niente di tutto ciò.
Diciamo che le cose che mi hanno fatto riflettere e pensare, non sono stato mai reso partecipe, quando erano in difficoltà mi chiamavano, in due anni avrò fatto
dieci riunioni, mi chiamavano sempre all’ultimo come se mi volessero accantonare da tutto e dopo un po’ il cerchio si stringe e poi subentra il rispetto verso la persona.
Ho cercato in tutti i modi di mettermi a disposizione e dare qualcosa in più, ma dall’altra parte era diverso il pensiero.
Sicuro un’altra proprietà e poi dipende se quest’altra proprietà mi chiama e crede nelle mie potenzialità e crede che io alla Roma possa fare qualcosa di buono e sicuramente
non ho mai fatto e farò male alla Roma. Per me viene prima di tutto, anche in questo momento. Per me oggi è altro quando ho smesso di giocare.
Andare via dalla Roma per me… morire era meglio.
Tanti personaggi nella Roma hanno sempre detto che sono troppo ingombrante per questa società, Io ho chiesto di fare il direttore tecnico perché credo di avere competenze
sull’area tecnica, non credo di comandare tutto. Ho chiesto di dare contributo e metterci la faccia, di decidere come fanno gli altri.
Ma se poi fanno allenatore e ds e tante altre cose e non ti chiamano: che direttore tecnico è?
Non sono andato a Londra perché mi hanno chiamato due giorni prima, l’allenatore già era fatto. Io a Londra cosa vado a fare?
Hanno già fatto tutto senza chiedermi va bene o non va bene. Tutte le cose che avete scritto: l’unico allenatore che ho chiamato è Antonio Conte.
De Zerbi, Mihajlovic, Gasperini mai chiamati Io una persona ho chiamato: Antonio Conte. Il resto tutta fantascienza.
Mi fate passare per quello che ha chiamato e tutti mi hanno detto di ‘No’. Io per stupido non ci passo, questa è una precisazione che volevo fare.
Questa è realtà. Non tornerei senza Baldini, quello che è successo è successo.
Diffile mettere i cocci al posto giusto. Se avessero voluto fare questa scelta l’avrebbero già fatta.
Visto che non ci hanno mai pensato è giusto così. Lo rispetto, a malincuore lo rispetto.
L’unico allenatore che ho fatto con Fienga che ringrazio pubblicamente e che si è messo davanti a tutti e mi ha detto: “Se dovessi comandare sei il direttore tecnico
che lavorerà con me.
L’unico che ci ha messo la faccia. Nessuno mi ha mai fatto una proposta del genere e se non ci fosse stato Fienga io sarei rimasto così come sono sempre stato.
Credo sia stato inutile continuare in questa squadra. L’unico che ho chiamato con Fienga è stato Ranieri ed altri dirigenti non volevano che prendessi questa decisione.
E oggi lo ringrazio perché lui sarebbe venuto anche gratis per la Roma, ha fatto il massimo ed è un uomo vero che appena l’ho chiamato senza parlare di niente mi ha detto: “Domani sono a Trigoria”.
I romanisti devono essere fieri di questa persona e infatti gli hanno dato un tributo all’addio di Daniele.
E’ doveroso ringraziarlo oggi. Io ho dato la mia risposta e credo sia vera. Io dico la verità, non mi serve dire bugie: a che pro?
Fienga me lo ha detto tre mesi fa che mi avrebbe fatto fare questo benedetto ruolo di direttore tecnico anche perché il primo ruolo che volevo fare.
Quando hai dall’altra parte che ti mette i bastoni tra le ruote sempre e ogni volta trova intoppi o problemi come ho detto prima: io non sono stupido.
Se io ora non avessi voluto Fonseca, perché il dt dà un parere importante o ha l’ultimo parere insieme il ds, ma siccome hanno scelto tutto loro che devo fare?
Se le cose vanno male che faccio? Dico io non ho scelto Fonseca. Io sarei rimasto anche se mi avessero chiamato prima di scegliere l’allenatore, ti metti seduto
e siamo qui a scegliere l’allenatore della Roma e mi davano fiducia, mi facevano vedere di avere fiducia in me e siccome adesso non l’hanno fatto e non l’avrebbero mai fatta.
Con Conte abbiamo palrato io e Fienga. Io ho detto a Guido: “L’unico che può cambiare la Roma è Antonio Conte”. Lui ci aveva dato l’ok perché lo abbiamo visto e sentito parecchie
volte e poi ci sono stati dei problemi e ha cambiato idea. Ma è stata una decisione mia e di Guido e Pallotta era felice che si potesse fare.
La risposta è banale, io già da settembre dissi ad alcuni dirigenti: “Se voi pensate che questo è l’ultimo anno di Daniele diteglielo subito, non fate come con me che Daniele è un
capitano della Roma e va rispettato.
Tutti mi dicevano sì, poi vediamo, valutiamo. Il tempo passava, ha avuto problemi, entrava usciva, Di Francesco via, Monchi che si è dimesso, un contesto difficile e le cose erano passate
in secondo piano. Le cose vanno fatte subito a Trigoria serve uno che prende decisioni. Non dieci persone, uno. Io con Daniele ci ho parlato da amico e non da dirigente.
Gli ho detto: “Guarda al di là, perché penso che questo per te è l’ultimo anno. In quel momento ero amico di Daniele e gli davo dei consigli per fargli capire che poteva esserci
un problema ed infatti è arrivato come è successo cn me. Non riesco a capire se questa cosa è voluta o perché non ci pensano.
Sono cose ben diverse. Ma da quello che ho capito era ciò che volevano e sempre voluto: levare i romani dalla Roma.
Non farò nessun nome di giocatore per rispetto. Tornavo dalle vacanze il primo anno che ho smesso mi hanno chiesto un parere su un calciatore: Per me in questo momento non è un giocatore
che può fare bene alla Roma, perché Di Francesco vuole fare il 4-3-3, ha tanti infortuni e ora si deve prendere un altro giocaotre.
E un altro dirigente: ti pare, sempre contro di noi. Io ho risposto a quello che mi è stato chiesto.
Però, io avrei fatto un’altra scelta e sotto un certo punto di vista ci avrei azzeccato.
Il giocatore? Dell’Ajax. Monchi non l’ho più sentito. Forti, perché la maggior parte dei dirigenti non volevano dare una posizione forte e le altre società forti e non faccio nomi ed in altre più forti
non succedono queste cose. Se uno sbaglia deve pagare, perché poi gli altri si accodano.
Può essere anche Messi, dentro lo spogliatoio ci deve essere rispetto reciproco e se non c’è non vai da nessuna parte.
Se hai sbagliato è giusto che paghi.
Sì, direttore tecnico, penso sia quello che si addice di più.
Una freccia per difendere mister Di Francesco: ha chiesto 4 o 5 giocatori e non glieli hanno mai presi.
Non difendo l’operato del mister, ma le cose si devono sapere è troppo facile nascondersi.
Non sto difendendo il mister, lui avrà sbagliato ciò che vuoi. Lui ha chiesto 4 o 5 giocatori. Vuoi sapere quanti gliene hanno presi? Zero.
Le cose belle? La città Roma, sole, montagna, mare e i tifosi della Roma: i più belli di tutti”

 

 

RITRATTO DI FONSECA

RITRATTO DI PAULO FONSECA

POCHE LUCI MOLTE OMBRE

Dopo Claudio Ranieri arriva a guidare la squadra capitolina Paulo Fonseca, attuale tecnico dello Shakhtar Donetsk.

CARRIERA DA CALCIATORE INDEFINIBILE

Paulo Fonseca inizia la sua carriera da calciatore nel 1989, nelle giovanili del Barreirense. Vestirà la maglia del club portoghese fino al 1995,
collezionando 91 presenze e 6 gol.
Passa al Porto nella stagione successiva, ma non colleziona nemmeno una presenza con i Dragoni: prosegue la sua esperienza da difensore
in prestito al Leça, al Belenses e poi al Maritimo. Dal 1998 al 2000 indossa la maglia del Vitoria Guimaraes, collezionando solo 6 presenze.
La sua avventura da giocatore termina nel 2005, dopo 5 anni con l’Estrela de Amadori, passati tra promozioni in Primeira Liga e retrocessioni in Liga de Honra.

CARRIERA DA ALLENATORE
UN ALTRO OFFENSIVISTA

All‘Estrela de Amadori, Paulo Fonseca inizia la sua avventura da allenatore, guidando le giovanili dal 2005 al 2007.
Prima di sedere sulla panchina di una squadra di Primeira Liga, il tecnico portoghese allena diverse squadre dei campionati minori fino al 2012.
Dezembro, Odivelas, Pinhalnovense e Desportivo Aves.
Nel 2009 porta il Pinhalnovense, squadra di terza divisione, ai quarti di finale della Coppa di Portogallo ben due volte di fila e nella stagione 2011-2012.
Al Desportivo das Aves, conquista la promozione in Serie B e di nuovo i quarti di finale della coppa nazionale.
Nel 2012 Fonseca arriva in prima divisione: diventa il tecnico del Pacos de Ferreira, dove rimarrà solo una stagione.
Inanella 30 partite, 14 vittorie, 12 pareggi e 4 sconfitte. Sotto la sua guida il club portoghese termina il campionato al terzo posto e si aggiudica la qualificazione
ai play-off di Champions League. In Coppa di Portogallo è sconfitto in semifinale dal Benfica.
Nel 2013 prende il posto dell’esonerato Vitor Pereira sulla panchina del Porto, dove va malissimo.
Dopo aver vinto la Supercoppa di Portogallo contro il Guimares, suo primo trofeo da allenatore, ottiene risultati deludenti in campionato e viene esonerato il 5 marzo 2014,
lasciando la squadra al terzo posto con 21 vittorie, 9 pareggi e 7 sconfitte.
Dal Porto il tecnico ritorna al Pacos de Ferreira per un’altra stagione che, però, non si rivela positiva: 12 vittorie, 11 pareggi e 11 sconfitte su 34 gare, termina ottavo in campionato.
eliminato dalla Coppa di Portogallo e dalla Coppa di Lega.
La sua carriera di allenatore continua al Braga dal 2015. Nell’unica stagione sulla panchina del club portoghese, conquista il quarto posto in campionato,
ottenendo 16 vittorie, 10 pareggi e 8 sconfitte su 34 partite. Vince però il suo secondo trofeo la Coppa di Portogallo, vendicandosi del Porto (ai rigori).
In Europa League è eliminato dallo Shakhtar.
Nel maggio del 2016 diventa tecnico dello Shakhtar Donetsk, subentrando al pluripremiato Lucescu.
La sua avventura in Ucraina inizia male: perde la Supercoppa di Ucraina contro la Dinamo Kiev e eliminato clamorosamente ai preliminari di Champions League.
In Europa League non va oltre i sedicesimi, ma effettua 9 vittorie consecutive, realizzando un nuovo record della competizione europea.
Vince il campionato ucraino con una giornata d’anticipo e la Coppa d’Ucraina.
Nel 2017-2018 concede il bis conquista nuovamente il primo posto nella prima divisione e la coppa nazionale, eliminato pero in Champions League dalla Roma agli ottavi.
In questa stagione ha vinto di nuovo il campionato e la Coppa d’Ucraina.
Nelle coppe europee eliminato alla fase a gironi in Champions e poi ai sedicesimi di Europa League.
Con lo Shakhtar ha collezionato 137 partite, ottenendo 101 vittorie.

MODULO DI GIOCO

Il modulo marchio di fabbrica di Fonseca è il 4-2-3-1:, che può adattarsi a diverse situazioni, ma non viene mai completamente snaturato.
Possesso palla e dominio del gioco, con controllo della partita: dominare la gara la sua parola d’ordine.
Velocità e gioco con palla a terra, il suo credo.
Con questo modo di giocare ha ottenuto nella stagione appena conclusa73 gol, incassandone 11.
Il tempo ci dirà sela sua avventura romana sarà positiva.
Per il momento rispecchiando le idee baldiniane molte nubi si intravedono all’orizzonte.
La dirigenza giallorossasi è incontrata a Madrid con Marco Abreu che rappresenta il tecnico il 4 giugno 2019.
Fonseca è legato allo Shakhtar Donetsk da un altro anno di contratto ma ha strappato al presidente Akhmetov la promessa di essere liberato
in caso di offerta da un club straniero senza pagare la clausola rescissoria da 5 milioni, poi scesa  a due col tecnico pronto a ridursi lo stipendio pu di arrivare nella capitale
al servizio dei tifosi giallorossi.

ZORRO E’ PAULO FONSECA

Dopo aver battuto il Manchester City nel dicembre 2017 in Champions League, guadagnando l’accesso agli ottavi di finale, mettendo fuori il Napoli,
Fonseca assolse una promessa, vestendosi da Zorro, con tanto di maschera e cappello, tenendo così una conferenza stampa.

Petrachi, disputa con Cairo dopo le dimissioni respinte

Mentre rinnova Bruno Conti, La Roma ha deciso di non rinnovare il contratto di Balzaretti in scadenza a fine giugno e si sistema anche la pedina Totti.
Tutto questo insieme al presidente Pallotta e lo staff dirigenziale presente il neo tecnico Paulo Fonseca mercoledi 12 giugno a Londra.
Tra gli altri immancabile, per sfortuna della Roma, Baldini! (speriamo che una volta ci azzecchi….)

LETTERA DI PALLOTTA AI TIFOSI

Dopo l’addio di De Rossi al calcio giocato con la Roma, monta la polemica per una e mail del preparatore Lippie che, da quanto riportato
dal quotidiano Repubblica, mette in cattiva luce lo spogliatoio della Roma e risalta una fronda dei senatori contro Totti, capeggiata da De Rossi.
Smentite da parte di tutti gli interessati.
A questo punto entra in scena il presidente James Pallotta che riconosce i suoi errori e scrive una lunghissima lettera ai tifosi romanisti.
Questo il contenuto integrale:

Ai tifosi della Roma, ovunque siano.

Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti
a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in Società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono
andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi.
Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo.
È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità.
È qualcosa che stiamo risolvendo e, per alcuni aspetti, ci vorrà del tempo. Sono sicuro che molti di voi staranno pensando bene, questa storia l’ho già sentita….
Ma stiamo lavorando duramente per riorganizzare alcune aree del Club, che probabilmente avrebbero dovuto essere prese in esame prima, e per risolvere alcuni problemi,
che solo di recente sono giunti alla mia attenzione. Stiamo lavorando attentamente per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare,
ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi.
A coloro che dicono bla bla bla, abbiamo già sentito questi discorsi in precedenza, rispondo di essere fermamente convinto che prima di questa stagione, almeno negli ultimi
quattro o cinque anni, abbiamo allestito squadre molto competitive e desiderose di vincere. Ci siamo qualificati con regolarità in Champions League.
Abbiamo battuto alcuni record ma non è stato sufficiente per vincere un trofeo. Questo è un mio grande rimpianto, perché alla fine il motivo per cui sono qui
è vincere trofei, allestire una squadra e creare un’atmosfera che rendano ovunque orgogliosi i tifosi della Roma.

L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, ma allo stesso tempo mi risulta difficile accettare l’argomentazione secondo la quale non avremmo provato ad andare
oltre i nostri limiti con le risorse che avevamo a disposizione.
Abbiamo investito nella squadra e,  indipendentemente da ciò che qualcuno può pensare, i numeri e i fatti parlano da soli.
Con i miei investitori, ho versato centinaia di milioni di euro e ho già speso probabilmente quasi novanta milioni di euro in un progetto per lo stadio che avrebbe dovuto essere approvato
anni fa: uno stadio che assicurerebbe benefici alla Roma, alla città e al calcio italiano. L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio.
Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore. Non ho mai preso uno stipendio.
Non ho mai tirato fuori un soldo dalla squadra. Non ricavo nulla dalle cessioni dei giocatori. Non guadagno niente dalle
vendite delle maglie da gioco. Non prendo un centesimo. E se la squadra varrà molto di più in futuro, la mia vita non cambierà neanche in minima parte.
Sono stato un uomo fortunato e guidato dalla provvidenza. La mia vita non cambierà accumulando più denaro.

Se molti di voi non sono felici per via delle cose che sono accadute, in particolare di recente, lo comprendo.
Anche io non sono felice: non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché
non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati.

Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su Repubblica, ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti “ca***te”.
Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo,
ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa.
Alcuni aspetti di questo articolo hanno messo in cattiva luce Daniele De Rossi: non è giusto, perché Daniele per diciotto anni
è stato un guerriero per la Roma. Lui merita rispetto e io l’ho sempre rispettato.
Potremmo aver avuto qualche divergenza di opinione su come si è chiusa la sua carriera da giocatore della Roma,
ma non intendo affrontare questo aspetto pubblicamente. Questo resta tra me e Daniele.
Daniele era turbato, ma le sue emozioni derivano da quanto tiene e da quanto ha sempre avuto a cuore la Roma. Gioca con il cuore e lo abbiamo visto sul campo con la Roma per diciotto anni e, a livello mondiale, con l’Italia.
Esprime i suoi sentimenti nello spogliatoio e questo è quello che lo ha reso un grande Capitano.
Io credo fermamente che qualunque cosa Daniele abbia fatto, sia stata sempre per il miglioramento del Club.
Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo?
Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi
che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo.
Pertanto gli è stata detta una bugia e il giorno seguente la sua reazione emotiva è stata quella che è stata.
Il giorno dopo ancora è tornato sui suoi passi e ha detto mi dispiace per il mio sfogo.

Anche il passaggio secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%.
Infatti a dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione.
Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l’esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell’area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo.
Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell’indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League.
Se non è stato De Rossi, sono stati quindi Dzeko, Manolas o Kolarov a chiedere che l’allenatore venisse esonerato?
No. Non ho mai sentito chiederci da questi giocatori di esonerare Di Francesco. Non sono mai venuti da me, né direttamente né indirettamente.
In passato ho avuto conversazioni dirette con giocatori come Edin, che è stato molto onesto su alcune cose che stavano accadendo e che da professionista non gli piacevano.
Faceva quelle valutazioni perché voleva una squadra migliore e io l’ho apprezzato. I giocatori sanno che con me trovano sempre la porta aperta.
Sanno che se ci sono problemi io voglio ascoltarli e non ho mai sentito nessuno di loro dire cose cattive su Di Francesco.

Penso che non ci sia dubbio sul fatto che alcune persone esternamente amino le polemiche e vogliano causare problemi a questa squadra.
Vogliono che alla Roma vada tutto a pu***ne. Si preoccupano dei loro obiettivi personali, piuttosto che della squadra o dei veri tifosi.
Ed è per questo che continuano a fornire notizie negative ai giornalisti, nel tentativo di sensazionalizzare screzi o problemi ordinari
che possono accadere nella quotidianità del Club o dello spogliatoio.
Sono stato coinvolto nel mondo dello sport per molto tempo e questo genere di cose accade in qualsiasi spogliatoio: negli Stati Uniti si verificano senza dubbio in ogni disciplina.
Conosco innumerevoli atleti, calciatori e proprietari in tutto il mondo e so che con un gruppo di venticinque ragazzi ci saranno sempre liti, discussioni e persino degli scontri.
Sono cose ordinarie nello sport, dal parco giochi alle squadre professionistiche. E sapete una cosa? Questi litigi, discussioni e attriti, nella stragrande maggioranza dei casi,
accadono perché le persone hanno fame di ottenere il meglio per il proprio Club.

Nel nostro caso, sembra che la gente stia cercando di mettere dirigenti e calciatori gli uni contro gli altri.
Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele riguardo lo spogliatoio,
i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti.
Dire che due ragazzi, con alle spalle una relazione speciale per venti anni, siano in guerra non ha senso.
Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man.
Ieri, a proposito, sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente.
La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro.
Leggo continuamente cose negative su di me e su quello che stiamo cercando di fare a Roma e, a essere onesto, sono deluso se molti tifosi non si rendono conto di quanto io tenga,
con passione e coinvolgimento emotivo, a questo Club.
Come ho detto prima, penso che negli ultimi cinque anni circa, prima dell’ultima stagione, abbiamo fatto un buon lavoro, date le restrizioni e le risorse che abbiamo avuto.
Non ci piace ma il Financial Fair Play è una realtà per noi e ha condizionato molte delle nostre azioni.
Le persone non vogliono sentirselo dire ma, per un lungo periodo di tempo, ci sono state tante cose da sistemare.
So che alcuni Club non hanno preso sul serio il Financial Fair Play come abbiamo fatto noi, ma è una loro scelta.
L’ho segnalato con il Milan un paio di anni fa, quando ho notato cosa stavano facendo e non me ne facevo una ragione.
La gente mi ha detto che avevo torto, ma ora sono sotto la lente di ingrandimento per quello che hanno fatto.
Non sono, peraltro, l’unico club attualmente sotto inchiesta e che probabilmente sarà punito.
Noi non possiamo permetterci di essere in quella posizione o di prenderci simili rischi.

Volevo vendere Salah? No, è lui che ha chiesto di partire con ancora due anni di contratto, per dimostrare di potersi affermare in Premier League.
Volevo liberarmi di Alisson? No, ma dovevamo fare i conti con il Financial Fair Play e anche lui voleva andare in una squadra che poteva offrirgli molto
di più rispetto a quello che le nostre risorse ci avrebbero permesso.

A volte vendiamo giocatori perché dobbiamo fare i conti con il Financial Fair Play, altre volte lo facciamo perché crediamo di migliorare la squadra.
Forse l’effetto non si sarà percepito nell’immediato ma, pensando al futuro del gruppo, abbiamo sempre creduto che fossero tutte cessioni che in quel momento avessero senso.
A volte sbagliamo? Certo, ogni club lo fa.
Abbiamo sbagliato tanto la scorsa estate? Senza dubbio.
Il grosso problema nell’ultimo anno non sono state le cessioni, ma gli acquisti. Non c’è dubbio sul fatto che abbiamo preso dei giocatori di altissima qualità.
Il problema più grande non riguarda di certo questo o quel calciatore di per sé, ma la scelta degli uomini giusti, in grado di adattarsi al sistema di gioco più congeniale a Di Francesco.

A maggio di un anno fa ho evidenziato a Monchi i problemi e le necessità della Roma. Monchi mi ha chiesto il 100% del controllo e della fiducia in quanto nostro direttore sportivo.
Ripenso ogni giorno alla sessione di mercato della scorsa estate e forse non avrei dovuto lasciargli tutta questa autonomia.
Semplicemente la squadra non si adattava bene al gioco di Di Francesco.
Alla fine della sessione di mercato, ho osservato i nostri movimenti e mi sono reso conto che non avrebbero funzionato”.

Mi è dispiaciuto moltissimo per la posizione in cui Di Francesco era stato messo.
Quando le cose stavano andando davvero male, lui ci ha comunicato che forse aveva perso il controllo dello spogliatoio e che, se avessimo pensato che per lui fosse ora di andare,
se ne sarebbe andato senza fare resistenza. Di Francesco è sempre stata una persona di classe con me. È un gentiluomo.
È stato messo in quella che penso sia una posizione difficile lo scorso anno e ha subito un danno collaterale. È qualcosa di cui siamo tutti dispiaciuti.

Cosa penso quando vedo persone che protestano contro di me? Lasciatemelo dire: tutte queste batoste posso prendermele.
Quando i risultati non vanno come vorremmo o quando altre squadre vincono o quando prendiamo decisioni calcistiche che alcune persone non condividono,
vengo preso di mira come un pungiball quasi ogni giorno e, anche se è stancante, lo accetto.
Quello che non posso accettare, però, e ritengo sia vergognoso e disgustoso, oltre che poco rappresentativo della Roma e dei nostri tifosi,
sono le centinaia di persone che hanno insultato le mie sorelle definendole tr**e, pu***ne e maiali.

Un altro preso di mira e costantemente attaccato è Franco Baldini: Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo e non ha mai fatto nulla a scapito di questo Club.
Se pensate che Franco sia coinvolto in tutte le decisioni, allora vi sbagliate di grosso.
È evidente che qualcuno stia cercando di creare molti problemi a una persona che, con discrezione, mi ha sempre dato grandi consigli e ci ha aiutato con alcuni dei migliori giocatori che abbiamo
nella nostra squadra e con alcune delle più vantaggiose cessioni di questi anni.
Guardando le proteste, sembra che la gente sia convinta del suo coinvolgimento nella decisione sul contratto di Daniele ma non è vero.
Franco non ha dato alcun input su Daniele. Questa è una discussione che non ho nemmeno affrontato con lui, perché negli ultimi due anni l’ho portata avanti, sul fronte dei rinnovi dei contratti, con il management.

Tutti dobbiamo assicurarci, al di là che alla gente piaccia o no, di prendere delle decisioni volte a rinforzare la squadra.
E non mi riferisco solo a chi gioca sul campo ma anche alle centinaia di dipendenti che abbiamo e agli obiettivi che cerchiamo di raggiungere insieme.
Fare una grande squadra, creare una cultura e una tradizione vincente non potrà mai dipendere mai da una sola persona.
Detto questo, è nostro dovere trattare gli individui con il rispetto che meritano. È andato tutto nel verso giusto rispetto alle modalità con le quali ci siamo rapportati con Daniele?
No, non penso. La nostra visione era che questa probabilmente sarebbe stata la sua ultima stagione.
Lasciatemi fare un esempio che dimostra quanto questa sia stata una decisione difficile. Diciamo che in squadra abbiamo Daniele e un altro centrocampista difensivo.
Abbiamo ventiquattro giocatori in rosa e due centrocampisti difensivi. Cosa succede se, Dio non voglia, alla terza partita della stagione l’altro centrocampista difensivo si rompe una gamba?
Che accadrebbe alla squadra? Daniele ha detto che gli sarebbe piaciuto giocare dieci o quindici partite la prossima stagione.
Quindi cosa accadrebbe alla squadra senza la possibilità di acquistare un altro giocatore fino alla riapertura del mercato a gennaio?
È quasi impossibile far salire in prima squadra un ragazzo di diciassette o diciotto anni in uno dei ruoli più delicati in un campionato come la Serie A.
Quindi che facciamo? Se partecipi alla Champions o all’Europa League le partite a settimana sono tre. Emergerebbe un limite a livello fisico come Daniele stesso ha ammesso.
Mi piacerebbe avere Daniele in squadra, ma avendo due giocatori per ruolo, se l’altro si fa male la Roma è fregata. È un ragionamento semplice.
Non puoi arretrare un centrocampista con caratteristiche più offensive: quello è un ruolo troppo specifico.
Non puoi farlo. Questa è la nostra logica: è solo realismo. È una decisione di calcio e per la squadra.
Non è una questione legata al singolo, nonostante quanto sia grande Daniele. Un grande calciatore e una persona spettacolare.
Daniele è stato molto fedele alla Roma e la Roma è stata molto fedele a Daniele. La gente non può mettere in discussione la nostra fedeltà,
perché abbiamo detto: ‘Daniele, ci piacerebbe che tu facessi parte della Roma per il resto della tua vita’. Questo per me è piuttosto leale.
Non abbiamo mai detto “Addio, ci si vede, buona vita”. Vogliamo che Daniele faccia parte di questo Club per sempre e speriamo che questo succeda.
Non essere presente all’ultima partita di Daniele è stata una scelta incredibilmente difficile da prendere.
Ma l’ho fatto perché era la sua serata e volevo che nulla distraesse da questo. Se volete contestarmi va bene ma non volevo sottrarre l’attenzione a quella
che avrebbe dovuto essere la celebrazione della fantastica carriera in giallorosso di Daniele. E così è stato.
Parlerò con Daniele in privato. Ci siamo scambiati dei messaggi ieri mattina e l’ho invitato a incontrarmi al termine delle sue vacanze per passare un po’
di tempo con me. Se pensate che ci sia del risentimento tra noi e che non ci parleremo vi state sbagliando.
Lo stesso vale per Francesco. Ho invitato Francesco e la sua famiglia a venire da me e spero che lo faranno.

So che molte persone pensano ci sia scompiglio nel Club. Ma questo è un pensiero stupido. Ora il top management è ben allineato.
Forse qualcuno può essere infastidito dal fatto che noi, Guido, Mauro, io e gli altri, abbiamo preso delle decisioni forti negli ultimi sei mesi per correggere dei problemi.
Sono accadute delle cose che non corrispondono al modo con il quale vorrei che questo Club fosse guidato.
È inevitabile che ci saranno dei rancori. Ci saranno persone che parleranno o che diffonderanno voci come se loro fossero a conoscenza di come vanno le cose.
La verità è che noi siamo tutti allineati e che abbiamo intenzione di migliorare.
Come sapete, non sono venuto a Roma nell’ultimo anno. Ero così arrabbiato, già da agosto, per come le cose stavano andando che temevo che la mia presenza
non sarebbe stata d’aiuto. Questo è stato un grave errore, la prossima stagione ci sarò. Avrei dovuto essere di più a Roma.

A me sembra chiaro che ci siano alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il Club.
Conosco la storia di quasi tremila anni di Roma e so come funziona. Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà.
Vogliamo costruire qualcosa di grande qui e lo stesso desiderano tutte le persone che operano nel Club ogni giorno.
Credo che la maggior parte dei tifosi voglia la medesima cosa.
Abbiamo un gruppo che lavora con straordinaria dedizione e che soffre quando le cose vanno male o quando legge che tutto sarebbe in disordine.
È vergognoso che ci sia gente fuori che cerca di manipolare i tifosi contro la Roma e contro di me. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte.
A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo.

Forza Roma
Jim”

Campionato: Roma-Parma 2-1

Stagione 2018-2019
Trentottesima giornata
Ultima del girone di ritorno
Domenica 26 maggio 2019 ore 20,30
Roma: Stadio Olimico
Roma-Parma 2-1

Pellegrini porta in vantaggio la Roma

Dopo la Rete Gervinho…

Perotti firma la vittoria

I GIALLOROSSI AI PRELIMINARI DI CHAMPIONS

Vince due ad uno col goal del solito Perotti che porta in regalo prima a Totti poi a De Rossi e ai tifosi, due reti salvafesta, si è specializzato
in questa veste.
Da una parte la partita e dall’altra il De Rossi day, ben organizzato che ha visto il sorriso e la serenità sul volto del calciatore uomo di grande spessore,
che ha subito come un fulmine a ciel sereno il suo licenziamento.
Sulla partita c’è poco da dire anche se il Parma si è ben proposto in campo senza fare lo starring-patner, subito il goal di vantaggio di Pellegrini, è
riuscito a pareggiare con Gervinho che dentro di se non avrebbe neppure voluto segnare e si è sbrigato a chiedere scusa ai suoi ex tifosi che lo hanno applaudito.
Poi nel finale, come alla festa di addio di Totti, è arrivato come detto il goal di Perotti che ha regalato gli ultimi tre punti della stagione alla Roma che portano la squadra
in Europa league anche se sulla carta ai preliminari.
Ora squadra società e tifosi aspettano la sentenza che riguarda il Milan che potrebbe essere escluso dall’Europa league per problemi finanziari.

DANIELE DE ROSSI HA FATTO PIANGERE L’OLIMPICO
UNA COSA COSI’ DA NESSUNA ALTRA PARTE

In campo ogni pallone giocato da Daniele ha ricevuto applausi, anche i più semplici ma c’era voglia di omaggiare il campione.
Tanti i personaggi che spiccano in tribuna da attori famosi ad ex come Osvaldo a campioni in carica come Buffon, una presenza importante.
Una piccola sbavatura qualche fischio ingeneroso a Dzeko che lascia squadra e maglia, poi osannato con cori dalla curva.
Per il resto la notte giallorossa dopo aver fatto piangere Claudio Ranieri (un ovazione dalla curva “Claudio Ranieri uno di noi” con tanto di striscione, ha raccolto le
lacrime del cielo e quelle dei tifosi che sono sottoposti ad un addio forzato.
Il momento più emozionante quando Totti ha consegnato un ricordo insieme a Bruno Conti a Daniele De Rossi, cosa che aveva fatto lui  due anni prima col capitano
consegnando una targa ricordo.
Il giro di campo con la sua famiglia ha fornito un senso di fratellanza tra lui e la sua gente, uno striscione recita: A DANIE’ UN POSTO QUI IN MEZZO PER TE C’E’ SEMPRE”.
Tra i tanti abbracci significativi oltre quello con Totti e Ranieri, c’è quello con Florenzi prossimo capitano e con Riccardi, talento della primavera, che ha i numeri per fare bene
anche in prima squadra dove ha già esordito in coppa Italia contro l’Entella.

LA FESTA DI ADDIO

Serata triste senza dubbio quando si celebrano gli addii, ma questa è una serata anche di festa con oltre sessantamila tifosi uniti
dal saluto di capitan futuro.
E’ stato sold out anche il distinto nord, solitamente destinato agli ospiti, e per l’occasione assegnato ai romanisti. (viene alla mente il Roma-Parma dello scudetto).
Tutto esaurito l’Olimpico che regala queste cifre: 41mila i biglietti staccati, che si sommano ai 24 mila abbonati.
Per l’occasione ha indossato la nuova maglia, quella della prossima stagione.
Sulla divisa vi è un un logo speciale, una patch da collezione cucita, per celebrare il saluto a Daniele.
Daniele De Rossi calciatore è sceso in campo dal primo minuto, come anticipato da Ranieri al termine della partita col Sassuolo,
dopo essere rimasto in panchina nelle ultime due gare.
E’ stato celebrato dalla società attraverso Francesco Totti, l’unico non contestato dalla tifoseria.
Francesco ha consegnato all’amico una targa, proprio come due anni fa aveva fatto De Rossi, commosso, con lui.
La storia si ripete ma non sarà solo De Rossi a lasciare la Roma anche se il cuore romanista batterà sempre forte per lui.

LA CARRIERA DI CAPITAN FUTURO

Diciotto stagioni e seicento partite dal giorno dell’esordio con lo scudetto sul petto,
secondo maggior numero di presenze ufficiali di sempre dopo Francesco Totti
Con la sua Roma ha vinto due Coppe Italia stagioni 2006-2007 e 2007-2008, una Supercoppa Italiana nel 2007.
Con laNazionale Italiana si è laureato campione del mondo nel 2008.

LAZIO SOTTO LA ROMA

Nonostante la vittoria in coppa Italia, in casa biancoceleste non si festeggia.
La colpa è del campionato che vede, per l’ennesima volta, la Lazio finire sotto alla Roma, anche in una stagione
disastrata per i giallorossi come quella che si è conclusa con la gara contro il Parma.
Eppure la qualità della rosa capitolina ha fatto la differenza e per il clima cittadino la Lazio è terminata sotto
in classifica anche con il derby di ritorno vinto.
La differenza in graduatoria si evince già con una giornata di anticipo dove la Roma, pur pareggiando col Sassuolo
a Raggio Emilia, è riuscita a rimanere sopra i rivali cittadini che non sono andati oltre il 3-3 contro un modesto
Bologna. Con una settimana di anticipo la Roma diventava irrangiungibile, anche matematicamente parlando.
Poi nell’ultima giornata fà rumore il tonfo laziale con la sonora sconfitta per 3-1 contro il Torino.
La Roma vincente col Parma aumenta e conclude il distacco a più sette, tante tante lunghezze di differenza!
Entrambe le squadre affronteranno nella prossima stagione la cavalcata europea oltre a campionato e coppa Italia.

PETRACHI SI DIMETTE DIREZIONE ROMA

Gianluca Petrachi non sarà più il direttore sportivo del Torino.
mercoledi 22 maggio  il dirigente si è recato in società per rassegnare le dimissioni.
Si era notata la sua assenza alla conferenza stampa di addio di Emiliano Moretti, con Cairo nervoso per il comportamento
dello stesso Petrachi.
Il via libera arriverà dopo la delibera federale in seguito alle sue dimissione.

TABELLINO

ROMA (4-2-3-1): Mirante; Florenzi, Fazio, Manolas, Kolarov; De Rossi (35’st Under), Pellegrini; El Shaarawy, Pastore (12’st Cristante), Perotti; Dzeko (17’st Schick).
A disposizione: Fuzato, Karsdorp, Kluivert, Manolas, Marcano, N’Zonzi, Olsen, Santon, Zaniolo.
Allenatore: Ranieri
PARMA (4-3-3): Frattali; Iacoponi (33’st Gazzola), Alves, Gagliolo, Gobbi; Dezi, Stulac (20’st Machin), Kucka; Sprocati, Ceravolo, Gervinho.
A disposizione: Barillà, Biabiany, Diakhate, Dimarco, Grassi, Kasa, Brazao, Scozzarella, Sepe.
Allenatore: D’Aversa
Aritro: Mazzoleni
Assistenti: Marrazzol-Posado
IV Ufficiale: Pairetto
Var: Maresca
Avar: Paganessi
Marcatori: 34′ Pellegrini, 6′ Gervinho, 89′ Perotti
Ammoniti: Perotti, Pellegrini, Kucka,
Recupero: 1’pt- 2’st.
Calci d’angolo: 13-8 per la Roma

RISULTATI SERIE A

FROSINONE-CHIEVO 0-0
BOLOGNA.NAPOLI 3-2
TORINO-LAZIO 3-1
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-0
SPAL-MILAN 2-3
ATALANTA-SASSUOLO 3-1
CAGLIARI-UDINESE 1-2
FIORENTINA-GENOA 0-0
INTER-EMPOLI 2-1
ROMA-PARMA 2-1

CLASSIFICA FINALE SERIE A

JUVENTUS 90
NAPOLI 79
ATALANTA 69
INTER 69
MILAN 68
ROMA 66
TORINO 63
LAZIO 59
SAMPDORIA 53
BOLOGNA 44
SASSUOLO 43
UDINESE 43
SPAL 42
PARMA 41
CAGLIARI 41
FIORENTINA 41
GENOA 38
EMPOLI 38
FROSINONE 25
CHIEVO

17

I VERDETTI DEL CAMPIONATO

Juventus campione d’Italia
Napoli Atalanta e Inter in Champions league
Milan in Europa league
Roma ai preliminari di Europa league
RetrocedonoChievo, Frosinone, Empoli

 

Campionato: Sassuolo-Roma 0-0

Stagione 2018-2019
Trentasettesima giornata
Girone di ritorno
Sabato 18 maggio 2019 ore 20,30
Reggio Emilia: Mapei Stadium
Sassuolo-Roma 0-0

IL PALO DI DZEKO

Palo di Kluivert

DUE PALI PORTA STREGATA
CONTESTAZIONE E LO STADIO NON LO VOGLIAMO
ROMA IN EUROPA LEAGUE

Si gioca al Mapei stadium in un clima di assoluta contestazione contro il presidente la dirigenza giallorossa e l’uomo ombra Baldini.
Il clima è difficile ma in campo i giallorossi sanno che hanno un solo risultato che alla fine non arriverà perchè il Sassuolo che esce
con i crampi in molti suoi elementi, regge eanche il goal di Fazio nel finale è in fuorigioco di rientro.
Così sotto  il cielo che piange la Roma lascia le ultime speranze di arrivare in Champions league anche se la classifica del sabato ancora
non la condanna.
Presumibilmente sarà l’Europa league quella da cercare di raggiungere nell’ultima di campionato all’Olimpico contro il Parma, davanti a
60.000 spettatori per l’addio a De Rossi.
La partita contro il Sassuolo è stata aperta con possibilità di passare in vantaggio da una e dall’altra parte e anche i due portieri sono stati decisivi.
La Roma specialmente nella seconda parte di gara ha collezionato ben sei occasioni da rete che complice l’imprecisione e anche la sfortuna
non ha avuto gli esiti sperati.
La Roma paga le tante occasioni perse contro squadre retrocedende o molto sotto la sua qualità. Punti persi non stasera ma in precedenza
che ancora non assicurano la certezza matematica di entrare in Europa league.
Tutto rimandato negli ultimi 90 minuti, in Roma-Parma per sapere se l’Europa league sarà diretta o se in Europa nelle pre-qualificazioni.
Come non essere scontenti del risultato che ancora non si sa quale sarà e con l’aver gestito in maniera dilettantistica l’uomo ed il calciatore
De Rossi, una bandiera tolta di mano alla gente da chi gestisce il calcio in maniera moderna e per giunta molto male.
Poi si chiede ai tifosi di premere per lo stadio con il risultato che questi gridano “lo stadio non lo vogliamo!!”

RANIERI: CI ABBIAMO PROVATO FINO ALL’ULTIMO

“Ci abbiamo provato fino all’ultimo. Peccato. Dovevamo essere più cinici, pronti e fortunati, i ragazzi hanno dato tutto.
Non posso rimproverare nulla ai ragazzi, hanno fatto una buona prova soprattutto nel secondo tempo.
La Roma è una buonissima squadra, ci sono degli anni che non vanno bene. Si sbagliano occasioni chiare.
Anche a me piacerebbe pressare alto, ma la squadra questo può dare e questo ha dato.
Non siamo attendisti, non aspettiamo il momento giusto per dare fondo alle nostre energie.
Non è stata una partita facile né per loro né per noi, loro sono molto bravi, giocano a due tocchi, è la qualità del Sassuolo.
Avremmo voluto pressarli dall’inizio, bisogna dividere bene i 90 minuti”.

LA ROMA MATEMATICAMENTE
IN EUROPA LEAGUE

Alla fine il punto conquistato contro il Sassuolo è bastato per rivedere la Roma anche la prossima stagione in Europa, non
sarà Champions ma sarà Europa league.
Ci vorranno gli ultimi 90 minuti per definire se i giallorossi accederanno ai preliminari o direttamente alla fase a gironi.

UN ALTRO PEZZO DI CUORE GIALLOROSSO
CI LASCIA: CAPITAN FUTURO

Arriva come un fulmine a ciel sereno martedi 14 maggio la notizia chew Daniele De Rossi a fine stagione lascerà la Roma.
Ad annunciarlo è la stessa Roma con un comunicato. “De Rossi non si ritirerà dal calcio giocato. All’età di 35 anni, ha intenzione
di intraprendere una nuova avventura lontano dalla Roma”,
Il presidente Pallotta dichiara in merito “Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma, ha sempre incarnato il tifoso romanista
sul campo con orgoglio, affermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa, a partire dal suo debutto nel 2001
fino a quando ha assunto la responsabilità della fascia da capitano. Ci commuoveremo tutti quando, contro il Parma, indosserà per l’ultima volta
la maglia giallorossa e rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma.
A nome di tutta la società voglio ringraziare Daniele per lo straordinario impegno profuso per il club.
Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare”.
Purtroppo la Roma perde in un colpo solo il suo capitano e il migliore centrocampista che una squadra può vantare. E’ vero il calciatore è
ammalorato da continui infortuni che lo vedono a mezzo servizio anche in questa stagione, magari un contratto a presenze anche per la
prossima sarebbe stata la via migliore per fargli chiudere definitivamente in giallorosso una carriere tinta di soli questi due colori.
Daniele sempre martedi ha tenuto una conferenza stampa alle 12,45 in cui ha annunciato il suo addio alla Roma.
Al termine dell’incontro, visibilmente commosso, si è alzato ed è andato ad abbracciare uno per uno i compagni, tutti schierati in sala stampa
con la divisa ufficiale.
Erano presenti anche i dirigenti, tra cui Francesco Totti.
Tutti si sono alzati e gli hanno tributato un lungo applauso, una scena che per chi ha la Roma nel cuore è stata commovente. La risposta dei
tifosi non si è fatta attendere e per Roma-Parma ultima di campionato all’Olimpico è previsto il tutto esaurito.

RESPONSABILITA’ DI PALLOTTA E BALDINI

Non risparmia qualche critica il capitano all’attuale presidente e all’uomo ombra Baldini che evidentemente, come nel caso Totti, hanno
Queste le amare dichiarazioni di Daniele De Rossi nella conferenza stampa “Me lo hanno detto ieri, ho 36 anni e non sono mica scemo.
L’avevo capito, se nessuno ti chiama per 10 mesi con un contratto in scadenza vuol dire che la direzione è solo quella.
Rispetto e accetto serenamente la decisione della società, anche se è divisa in troppe parti.
Io mi sento ancora calciatore, secondo me sarei potuto essere importante ancora per la squadra, magari facendo 5-10-20 presenze
o facendomi sentire nello spogliatoio.
La decisione però la deve prendere la società. Il mio rammarico non è che ci siamo parlati poco quest’anno, le modalità, un pochino mi è dispiaciuto.
Magari un giorno parlerò anche con Pallotta e Baldini.
Le distanze a volte creano queste incomprensioni e spero che il club migliori in questo senso perché sono e sarò sempre un tifoso della Roma».

DISSENSO DEI TIFOSI STRISCIONI IN CITTA’
DISSENSO ANCHE ALL’ESTERO
BALDINI PRIMO RESPONSABILE

La protesta dei tifosi romanisti contro l’allontanamento di De Rossi dalla Roma è scritta in città per fortuna non sui muri ma sugli striscioni
che nella notte hanno tappezzato la sede all’Eur e campo Testaccio luoghi simbolo per la storia della AS Roma.
In questi si legge: “Figli di Roma, capitani e bandiere. Ecco il rispetto e l’amore che questa società non potrà mai avere”. 
Spicc, sempre vicino alla sede romanista all’Eur una bandiera degli Stati Uniti al contrario e una croce.
Il secondo striscione a Campo Testaccio: “Un presidente maiale e una società incompetente. DDR per sempre nel cuore della tua gente”.
L’ultimo, a Castel S. Angelo “DDR nostro vanto”.
Anche i tifosi della Roma all’estero fanno sentire la propria voce e dopo lo striscione apparso a Londra, contro Baldini, un altro è apparso nella notte
e messo da alcuni tifosi delusi a New York: “La As Roma non è un gioco: l’amore resta, la pazienza è finita. NYC”.
Sempre in America un altro striscione del dissenso ancora più duro afferma: ” Pallotta Fuking Pupazzo ce semo rotti er cazzo”
La proposta dilaga alla grande e credo che Pallotta farebbe bene a prendere le distanze da Baldini che è uno dei peggiori consiglieri che
abbia avuto fin qui la Roma. Sembra sua anche la scelta di Gasperini perchè per avere Sarri bisognava aspettare troppo.
Speriamo non sia l’ennesimo errore perchè la piazza è rovente e non c’è più fiducia nella dirigenza e nel presidente che mancherà anche a
Roma-Parma gara che vede l’addio di De Rossi. E’ un momento difficile per i rapporti tra tifoseria e presidenza che sembra mettere la testa
sotto la sabbia e ascoltare sempre il suo uomo di fiducia che lo sta portando a questi disatri. E’ l’ora della svolta altrimenti la contestazione
può avere risvolti molto importanti e gravi per chi ama Roma e questi colori.

 

TABELLINO

ROMA (4-2-3-1): Mirante; Florenzi, Fazio, Jesus, Kolarov; Cristante, Nzonzi; Under (20’st Kluivert), Zaniolo (20’st Pastore), El Shaarawy (31’st Perotti); Dzeko.
A disposizione: Olsen, Fuzato, De Rossi, Coric, Karsdorp, Marcano, Pellegrini, Schick, Santon.
Allenatore: Ranieri
SASSUOLO (4-3-1-2): Consigli; Lirola, Demiral, Ferrari, Rogerio; Locatelli (45+2’st Adjapong), Magnanelli, Duncan; Djuricic (31’st Brignola), Berardi, Boga (35’st Di Francesco)
A disposizione: Satalino, Pegolo, Marlon, Lemos, Matri, Sernicola, Odgaard, Babacar
Allenatore: De Zerbi
Arbitro: Maresca
Assistenti: Longo-Villa
IV Ufficiale: Dionisi
VAR: Chiffi
AVAR: Alassio
Ammoniti: Magnanelli, Brignola,Zaniolo, Fazio, Jesus, Nzonzi
Recupero: 3’pt-5’st.
Calci d’angolo 5-5

RISULTATI SERIE A

UDINESE-SPAL 3-2
GENOA-CAGLIARI 1-1
SASSUOLO-ROMA 0-0
CHIEVO-SAMPDORIA 0-0
EMPOLI-TORINO 4-1
PARMA-FIORENTINA 1-0
MILAN-FROSINONE 2-0
NAPOLI-INTER 4-1
JUVENTUS-ATALANTA 1-1
LAZIO-BOLOGNA 3-3

CLASSIFICA SERIE A

JUVENTUS 90
NAPOLI 79
ATALANTA 66
INTER 66
MILAN 65
ROMA 63
TORINO 60
LAZIO 59
SAMPDORIA 50
SASSUOLO 43
SPAL 42
CAGLIARI 41
PARMA 41
BOLOGNA 41
UDINESE 40
FIORENTINA 40
EMPOLI 38
GENOA 37
FROSINONE 24
CHIEVO 16

 

 

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